Guida pratica

Come fare l'inventario del ristorante: cucina, cantina e food cost reale

A cura di SB Food Consulting · 35 anni nella gestione dei ristoranti · 26 ottobre 2026

Apri la cella frigorifera il lunedì mattina e trovi tre cassette di verdure mezze andate, mentre il fornitore sta già scaricando quelle nuove. Fare l'inventario del ristorante serve a fermare questo spreco di soldi: ecco come organizzarlo in cucina e in cantina, chi deve occuparsene e come usare i numeri per capire quanto hai consumato davvero.

Perché l'inventario del ristorante cambia i conti di fine mese

Molti titolari guardano solo il totale delle fatture dei fornitori e lo confrontano con l'incasso della cassa. Se a fine mese hai comprato merce difficile da smaltire o hai fatto scorta di vino per una promozione, quel calcolo ti dice che sei in perdita anche se hai lavorato bene. Al contrario, se hai svuotato il congelatore senza ricomprare nulla, ti sembra di aver guadagnato moltissimo ma hai solo consumato le scorte dei mesi precedenti.

La merce ferma sugli scaffali non è un costo finché non esce dalla cucina o dalla cantina: è denaro liquido trasformato in bottiglie, farina, carne e formaggi. Contare le giacenze trasforma una sensazione in un numero vero. Ti permette di distinguere quello che hai pagato al fornitore da quello che hai effettivamente messo nei piatti dei clienti durante i servizi della settimana.

Senza questo passaggio ti accorgi dei problemi solo quando il conto in banca scende. Magari il sabato sera hai la sala piena e le comande corrono, ma in cucina le porzioni sono abbondanti, una partita di pesce è andata a male per un guasto alla cella o qualcuno si porta a casa una bottiglia. L'inventario accende la luce su tutto quello che succede tra lo scarico merci e il piatto finito.

Ogni quanto si contano cucina, dispensa e cantina?

La risposta dipende da cosa stai contando e da come lavori. Per il calcolo del food cost del locale la regola minima è una volta al mese: l'ultimo giorno del mese a locale chiuso, oppure il primo giorno del mese nuovo prima che arrivino i furgoni delle consegne. Contare con i fornitori in mezzo al corridoio che poggiano le casse a terra crea solo confusione tra merce vecchia e merce nuova.

Per i prodotti freschi che girano velocemente, come carne, pesce, latticini e verdure, aspettare trenta giorni è rischioso. Se c'è uno spreco in linea o un errore sulle grammature, in un mese perdi parecchio margine. Nei locali con molto movimento conviene fare un mini conteggio settimanale solo sui cinque o dieci ingredienti più costosi della cucina, lasciando la dispensa secca al conteggio di fine mese.

Il segreto per non sbagliare è la costanza: scegli un giorno e un orario e non cambiarli. Se il tuo giorno di chiusura è il lunedì, conta la domenica sera a fine servizio o il lunedì mattina. In questo modo confronti periodi identici e le chiusure del bilancio operativo del ristorante diventano affidabili mese dopo mese.

Chi lo fa e come organizzare il magazzino per metterci metà tempo

Contare da soli è lento e porta a sbagliare riga sul foglio. Il metodo più rapido è lavorare in coppia: una persona guarda gli scaffali, pesa e chiama le quantità a voce alta, l'altra scrive sul foglio o sul tablet. In cucina se ne occupa lo chef insieme a un capopartita; in cantina e al bar lavorano il responsabile di sala o il sommelier con un aiuto. Tu, come titolare, devi fare i controlli a campione per verificare che i pesi siano reali e non stimati a occhio.

Se per fare il giro completo ci metti tre ore, il problema non è il conteggio ma il disordine sugli scaffali. Prima di partire, sistema gli spazi seguendo queste regole pratiche:

Cucina contro cantina: due modi diversi di contare

In cucina la difficoltà principale sono i semilavorati e le linee già pronte per il servizio. Quando chiudi il mese la domenica sera, nelle celle hai i sughi cotti, i fondi, la carne porzionata sottovuoto e i dolci già montati. Se ignori questa merce, il tuo consumo sembrerà altissimo; se la stimi a caso, il dato sarà falsato. La soluzione è avere le schede ricetta dei piatti e delle preparazioni base: se hai in cella una gastronorm con cinque chili di ragù, grazie alla ricetta sai quanto vale quel contenitore al chilo e lo inserisci come riga unica.

In cantina il conteggio è più semplice sulle bottiglie chiuse: si contano a unità, divise per etichetta e annata, tenendo separata la cantina di stoccaggio dai frigoriferi di sala. Il punto delicato è il vino al calice e i distillati del bar. Per i liquori non serve la bilancia al grammo: basta guardare la bottiglia e segnarla a decimi (per esempio 0,5 se è a metà, 0,3 se è sotto la metà). Se usi sempre lo stesso criterio ogni fine mese, le piccole differenze si compensano da sole.

Attenzione anche a quello che passa tra un reparto e l'altro. Il vino bianco preso dalla sala per sfumare i risotti in cucina, o la frutta presa dalla cucina per le guarnizioni dei cocktail al bar, vanno segnati su un foglio di trasferimento interno. Altrimenti al bar mancheranno sempre bottiglie e nessuno saprà perché.

Dall'inventario al food cost reale: la formula con un esempio

Una volta chiuso il conteggio e moltiplicate le quantità per l'ultimo prezzo di acquisto netto (senza IVA), hai il valore del tuo magazzino. A questo punto puoi calcolare quanto hai consumato davvero nel mese. La formula è questa: Rimanenze iniziali + Acquisti del mese, meno Rimanenze finali = Consumo reale di materie prime. Dividendo questo consumo per gli incassi netti del mese e moltiplicando per cento, ottieni il food cost reale.

Facciamo un esempio: il primo del mese hai in magazzino tra cucina e cantina merce per 4.000 euro (rimanenze iniziali). Durante il mese ricevi fatture di materie prime e bevande per 9.000 euro. L'ultimo giorno del mese rifai il giro con le liste e conti merce sugli scaffali per 3.000 euro (rimanenze finali). Il tuo consumo reale non è i 9.000 euro che hai comprato, ma: 4.000 + 9.000, meno 3.000 = 10.000 euro. In questo esempio significa che oltre a tutta la merce acquistata, hai consumato anche 1.000 euro di scorte che avevi già in casa.

Continuiamo con i numeri dell'esempio: se in quello stesso mese il tuo locale ha incassato 30.000 euro netti IVA, il tuo food cost reale è 10.000 diviso 30.000 per cento, cioè il 33,3%. Se avessi fatto il calcolo solo sulle fatture di acquisto (9.000 euro su 30.000 euro), avresti pensato di avere un food cost del 30%. Sempre in questo esempio, quei tre punti abbondanti di differenza valgono 1.000 euro di margine che credevi di avere in tasca e che invece sono usciti dalla cucina. Puoi fare questo controllo sui tuoi numeri usando la nostra scheda per il calcolo del food cost.

Cosa fare quando i conti non tornano

Quando metti a confronto il consumo reale uscito dall'inventario con quello teorico (cioè quanto avresti dovuto consumare secondo le ricette e i piatti battuti in cassa), trovi quasi sempre una differenza. Se lo scarto è minimo, rientra nella normale operatività di una cucina viva. Se la distanza si allarga, c'è una perdita da chiudere subito.

Le cause sono sempre quattro: merce fatturata dai fornitori ma non consegnata (o consegnata con peso inferiore perché nessuno controlla le bolle allo scarico), porzioni fatte a occhio senza bilancia durante il caos del sabato sera, scarti buttati nel bidone per cattiva conservazione, oppure consumi del personale e calici offerti agli amici senza batterli in cassa.

Non cercare di correggere cento ingredienti insieme. Prendi i tre prodotti dove vedi la differenza più alta in euro, ad esempio il filetto di manzo, l'olio di frittura o il prosecco al calice. Per una settimana intera fai pesare la merce all'arrivo, fai usare il dosatore o la bilancia in linea e tieni un foglio scarti vicino al cestino. Se ti serve una mano per impostare questo metodo di controllo nel tuo locale, puoi guardare tutte le schede operative gratuite per il ristorante o chiederci un parere diretto durante una chiamata conoscitiva.

Prima del prossimo inventario, sistema un solo scaffale e prepara la lista seguendo l'ordine fisico dei prodotti: poi inserisci i totali nella Scheda Food Cost gratuita per vedere subito la differenza tra acquisti e consumi reali.

Domande frequenti

Come si valutano i prodotti in inventario se il fornitore ha cambiato il prezzo durante il mese?

Il metodo più pratico per un ristorante è usare sempre l'ultimo prezzo di acquisto netto (senza IVA) riportato sull'ultima fattura ricevuta. È veloce da verificare, aggiorna subito il valore del magazzino ai rincari del momento e non richiede calcoli complicati sulle medie dei mesi precedenti.

Devo contare anche sale, spezie, detersivi e tovaglioli di carta?

I detersivi, la carta e le pellicole non sono materie prime alimentari: vanno in una voce di costo separata (materiali di consumo) altrimenti falsano il food cost della cucina. Per il sale, il pepe e le spezie di basso valore, invece di pesarli ogni mese puoi contare solo le confezioni ancora sigillate in dispensa, ignorando i barattoli aperti sulla linea.

Quanto tempo ci vuole per fare l'inventario in un ristorante di medie dimensioni?

La prima volta che lo fai, tra riordino delle celle e creazione della lista, puoi metterci anche tre o quattro ore. Dal secondo mese, con i fogli già impostati nell'ordine degli scaffali e lavorando in coppia (uno chiama i pesi e l'altro scrive), una cucina e una cantina ordinate si contano in meno di un'ora.

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